Uilm Bergamo-Cremona: un'industria che tiene, ma i salari restano la vera sfida
7 ottobre 2026
Consiglio territoriale con il segretario generale Davide Sperti. «Il territorio resiste, ma va restituito valore al lavoro». Cassa integrazione in calo, preoccupano automotive e potere d’acquisto
Bergamo, 24 settembre 2026 – Un sistema industriale che regge, nonostante mercati in rallentamento e tensioni internazionali, ma che non può permettersi di abbassare la guardia. È il quadro emerso dal Consiglio territoriale della Uilm Bergamo-Cremona, che si è svolto alla presenza del segretario generale della Uilm, Davide Sperti.
Al centro del confronto che ha visto partecipare numerosi delegate e delegati UILM da tutte le aziende del territorio, la situazione dell’industria nelle due province, le trasformazioni che investono automotive e siderurgia, il peso dei costi energetici, la competitività delle imprese e la tutela di occupazione e competenze mentre le filiere europee si riorganizzano.
Lollio: «Il territorio resiste ma i salari hanno perso valore»
Ad aprire i lavori è stato il segretario generale territoriale Emilio Lollio, che ha dato uno spaccato della realtà delle province di Bergamo e Cremona: «I nostri territori continuano a dimostrare una forte capacità di tenuta nell’industria metalmeccanica. Nonostante un contesto economico e industriale caratterizzato da incertezza, rallentamenti dei mercati e tensioni internazionali, il nostro tessuto produttivo continua a resistere».
«I dati occupazionali confermano questa resilienza – ha proseguito Lollio –: a Bergamo il tasso di disoccupazione si attesta intorno all’1,5%, mentre a Cremona è vicino al 2%, valori nettamente inferiori rispetto alla media nazionale, che si colloca intorno al 6%. Questo dimostra la solidità del sistema industriale dei nostri territori e l’impegno quotidiano di imprese e lavoratori nel mantenere competitività e occupazione».
La lettura positiva dei numeri, però, non basta. «L’elemento che più ci preoccupa è la significativa perdita del potere d’acquisto che lavoratrici e lavoratori hanno subito negli ultimi anni.
I rinnovi dei Contratti nazionali di Categoria hanno avuto incrementi significativi in questi anni inserendo anche la clausola di salvaguardia per rispondere agli aumenti inflattivi, ma l’aumento del costo della vita, delle bollette, dei servizi e dei beni di prima necessità ha pesantemente eroso il valore reale delle retribuzioni, mettendo in difficoltà moltissime famiglie».
Per la Uilm, ha spiegato il segretario territoriale, la sfida non è solo difendere i posti di lavoro, ma garantire salari che consentano di vivere dignitosamente: servono rinnovi contrattuali capaci di recuperare il potere d’acquisto perduto, una contrattazione sempre più attenta alle esigenze dei lavoratori e politiche industriali che sostengano investimenti, innovazione e qualità dell’occupazione. «La tenuta occupazionale rappresenta un segnale importante – ha sottolineato –, ma il vero obiettivo deve essere quello di restituire valore al lavoro e garantire un futuro più stabile e sicuro alle lavoratrici e ai lavoratori di Bergamo e Cremona».
Chi investe e chi rallenta: l’automotive sorvegliato speciale
In provincia di Bergamo, dove lavorano circa 82.500 metalmeccanici in oltre 5 mila imprese del settore, accanto a realtà che continuano a investire e a mantenere solidi livelli produttivi e occupazionali, come Tenaris Dalmine, Lucchini RS, Arvedi e ABB, non mancano situazioni di difficoltà legate alla riduzione dei carichi di lavoro e al ricorso agli ammortizzatori sociali. A preoccupare è soprattutto la componentistica automotive bergamasca, fortemente legata all’industria tedesca e quindi esposta alla ristrutturazione in corso nel settore europeo dell’auto.
Sperti: «Serve una politica industriale che anticipi i cambiamenti»
Le conclusioni dei lavori sono state affidate al segretario generale della Uilm, Davide Sperti.
«Bergamo e Cremona rappresentano un patrimonio industriale enorme – ha dichiarato Sperti –. I numeri della cassa integrazione sono complessivamente migliori rispetto allo scorso anno, ma dentro quei numeri vediamo aziende che lavorano a singhiozzo, ordini che diminuiscono, investimenti che vengono rinviati e lavoratori che iniziano a chiedersi quale sarà il loro futuro».
Per il segretario generale il caso dell’automotive è emblematico: una parte importante della meccanica bergamasca vive dentro filiere europee che cambiano molto velocemente. «Per questo continuiamo a chiedere una politica industriale capace di anticipare i cambiamenti, accompagnare le trasformazioni e non lasciare sole le imprese e i lavoratori. Abbiamo anche aziende che investono, riportano produzioni in Italia, costruiscono nuovi stabilimenti e cercano personale qualificato: dobbiamo partire da queste esperienze per capire quale industria vogliamo costruire».